LA LETTERA DI AMADOU E IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE AI GIOVANI MIGRANTI

lunedì 20 febbraio 2017
News in Ispettoria

Il 17 Febbraio, durante la cerimonia di inaugurazione del Museo su Don Bosco a Napoli, il Rettor Maggiore ha ascoltato le testimonianze di due giovani migranti, Alamin e Amadou. Di quest’ultimo è possibile leggere la lettera integrale a fine articolo e ascoltare la risposta di Don Angel nel link al video.

«Carissimo Don Angel Ciao e benvenuto al Napoli»

Così inizia la lettera che Amadou dedica al Rettor Maggiore durante la sua visita a Napoli, davanti al Totem della pace nei pressi del porto dedicato ai migranti.

Chi è Amadou? Amadou è un ragazzo in fuga dalla fame e dalle ingiustizie della sua terra che, nonostante tutto, ama ancora con tutto sé stesso. Oggi è ospite al Don Bosco di Napoli alla casa di accoglienza “Il Ponte”.

«Avete davanti a voi figli minori che sono vittime della tragedia della migrazione. Abbiamo vissuto molti momenti duri con il viaggio: il carcere, la tortura e l'emarginazione»

Continua con queste parole il toccante racconto del giovane che, attentamente ascoltato da Don Angel, rivive nelle proprie parole quegli attimi di terrore e di smarrimento, di paura e di sofferenza per la perdita di persone care, non sopravvissute al viaggio verso l’Italia.

«carissimo Don Angel Ciao e benvenuto al Napoli. Oggi siamo molto contenti di vederti qui a nome di tutte le persone che sono presenti davanti a questo monumento chiamato Totem della Pace. attraverso la vostra grandezza e la fedeltà date valore alla base del monumento dove si trova la tomba di un migrante sconosciuto. Il posto è molto significativo: il porto! Dove persone partano ed arrivano. Negli anni passati molti italiani sono partiti da questo porto in cerca di una vita migliore ed Oggi siamo dei giovani ragazzi che vengono qui in questo porto per rendere omaggio al nostro illustre sconosciuto. Avete davanti a voi figli minori che sono vittime della tragedia della migrazione . abbiamo vissuto molti momenti duri con il viaggio: il carcere, la tortura e l'emarginazione. Alcuni di noi, abbiamo perso fratelli e sorelle sul largo  del Mediterraneo.  quindi per noi questo monumento potrebbe avere un nome e un cognome. attraverso tutti questi dolori abbiamo rischiato la vita, ma Dio ci ha protetto. Lo stesso Dio dei cristiani e dei musulmani. Si certo, ognuno di noi uno giorno morirà, non respirerà più la vita. Ma l’anima resterà nel vento … e il vento soffia e resta sempre.»


Ecco il link del video integrale in cui Don Angel risponde
https://youtu.be/OABWZkuLbaA

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