Albania - 20 anni di storia insieme ai figli di Don Bosco

martedì 20 marzo 2012
Albania - 20 anni di storia insieme ai figli di Don Bosco

La presenza salesiana in Albania compie quest'anno 20 anni. Due decenni che hanno visto crescere insieme il paese delle aquile e il carisma salesiano. Ripercorriamo alcune tappe di una storia che ha tanto futuro.

Nel 1985 il dittatore albanese Enver Hoxha muore a Tirana dopo anni di feroce regime; presto inizia anche un lento ma inesorabile declino del sistema dittatoriale imposto. Agli inizi degli anni '90 la situazione sociale non è più gestibile dalle autorità: la gente non ne può più, la povertà è forte e troppo diffusa, le forze dell'ordine e l'esercito non riescono più a contenere la rivolta che parte dagli strati più popolari.

Il 1991 è un anno fatidico. Il 4 novembre un sacerdote albanese, don Simon Jubani, compie un gesto che solo pochi mesi prima gli avrebbe fatto rischiare la vita: riesce a celebrare una santa messa nel cimitero di Scutari, davanti a tantissimi fedeli. È qualcosa di inaudito per la popolazione, abituata da 40 anni all'oppressione religiosa, in quello che, fra tutti i regimi dittatoriali comunisti dell'est Europa, era l'unico a definirsi ateo in maniera esplicita sin nella sua Costituzione.

Sempre nel 1991 iniziano anche i primi sbarchi di albanesi in Italia, sulle coste della Puglia. Migliaia e migliaia di persone, giovani per lo più, disperati, abbandonano il proprio paese, ancora in una fase assolutamente confusionale, in cerca di una prospettiva di vita migliore, più umana.

Giovanni Paolo II fa allora un appello ai Superiori Maggiori di tutte le Congregazioni affinché mandino missionari in quella terra. Don Egidio Viganò, VII Successore di Don Bosco, accoglie l'invito del Papa ed esorta il Superiore dell'Ispettoria dell'Italia Meridionale (IME), don Luigi Testa, a vagliare l'ipotesi di una spedizione missionaria.

Dopo vari contatti informali, i salesiani arrivano in Albania, a Scutari il 24 settembre 1992. I primi pionieri sono: don Michele Gentile, dell'IME; don Zef Gashi, dall'Ispettoria slovena; don Renato Torresan, dell'allora Ispettoria Romana; il salesiano coadiutore Francesco Gippetto, di quella sicula e due giovani salesiani in formazione, Dominik Qerimi e Lek Oroshi, entrambi della Slovenia; pochi giorni dopo si aggiunge don Oreste Valle, dell'allora Visitatoria della Sardegna. A Tirana arrivano anche le Figlie di Maria Ausiliatrice. Per le suore salesiane, in realtà si trattava di un ritorno dopo la dittatura comunista, in quanto la loro prima venuta risale al 1905.

Nel dicembre 1992 il gruppo salesiano si divide in due: una parte resta a Scutari trasferendosi nell'edificio del Consolato Italiano ormai ristrutturato, l'altra parte si sposta a Tirana dove si iniziano le attività pastorali. Nel 1997 il paese è scosso da nuovi fremiti rivoluzionari, ma i salesiani rimangono con la gente. Il bene profuso dai figli di Don Bosco meritò la tutela della popolazione: i genitori degli allievi e gli amici dell'opera di Tirana presidiarono il neo centro di formazione professionale per evitare saccheggi e distruzione della struttura educativa.

Dal 2000 la presenza salesiana del Kosovo - che prima della repressione ufficiale, avviata nel 1967, dipendeva dall'Ispettoria Slovena - viene affidata all'IME; a Pristina si costruisce anche un grande centro scolastico professionale. Nel 2010, su indicazione del Rettor Maggiore, Don Pascuál Chavez, si apre una nuova presenza in Kosovo, a Gjilan, a 40 km da Pristina.

Oggi i salesiani albanesi sono 11 di cui 7 sacerdoti, un diacono prossimo al sacerdozio, uno studente di teologia e due di filosofia. A questi si aggiunge un giovane prenovizio e diversi giovani in fase di discernimento vocazionale. Dal 1992 ad oggi tanti passi sono stati fatti. Il seme gettato nella terra venti anni fa è diventato ormai un piccolo albero, che già inizia a dare i primi frutti, e che chiede di radicarsi sempre di più.

Pubblicato il 20/03/2012

 

 

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