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Esperienza missionaria a Taranto
Solo 164 Km separano Taranto da Potenza, un centinaio in più la separano da Salerno: le due città di provenienza dei partenti esprimono la prossimità dell'esperienza missionaria, svolta dal 28 giugno al 19 luglio 2026.
Ci accorgevamo innanzitutto di camminare su una terra prossima a noi eppure brutalmente ferita. Ferita dall’abuso ambientale, da efferati episodi di criminalità e da radicate ristrettezze culturali. Anche la terra del cortile dell’oratorio era a suo modo ferita, innanzitutto dall’abbandono scolastico dei suoi figli e dalle loro povertà familiari e culturali, ferita dal periodo del covid che le aveva strappato un'intera generazione di animatori. Più che numeri e statistiche, era a rischio la fiamma viva della tradizione oratoriana: la nostra terra di missione era un cortile, non troppo diverso da quello dei nostri oratori di origine, che rischiava di non essere più una casa per i ragazzi, le famiglie e i giovani animatori del quartiere Italia.
“Ohana significa famiglia”, parola di Lilo, protagonista del film scelto come tema per l’Estate Ragazzi, ed il suo motto, ripetuto in coro ogni pomeriggio dalle quattro squadre, sarebbe diventato il programma delle nostre settimane trascorse da ospiti nel loro cortile. Non c’era bisogno di preparare attività ed esperienze straordinarie o di calare soluzioni dall’alto: il grido dei ragazzi era il loro bisogno di Ohana. Gli sarebbe bastato questo ad affrontare tutto: la seconda bocciatura, i genitori che si lasciano, le amicizie tradite. Ci vuole una famiglia che ti tenga in piedi, e nient’altro.
Ci siamo accorti presto che non sarebbe stato il nostro attivismo a risolvere tutti i problemi o anche solo a costruire o ricucire quelle relazioni che intessono la trama di una ohana, ma che si trattava di assistere ad una famiglia che si formava e maturava; “assistere” nel duplice significato del termine: assistere nel senso di dare un contributo, seppur piccolo e nascosto; ma anche e soprattutto assistere come chi si ferma e guarda con grato stupore. In questa esperienza di oratorio “dai bordi non definiti” si scopre un’inattesa e liberante semplicita´: lontani dai compagni e dai ragazzi di sempre ci si accorge che l’esperienza di un cortile animato nello stile di don Bosco si puo` trovare ovunque, soprattutto nelle terre ferite.
Per vivere tutto ciò con sempre rinnovato entusiasmo, senza cedere il passo a fatiche e lentezze, si è rivelata fondamentale un’altra "Ohana": quella della comunità salesiana, nella quale si e` svolta tutta la nostra quotidianità, nei momenti di svago, attraverso la cura che anche lì eravamo chiamati ad esprimere, e soprattutto nella condivisione dei tempi di preghiera, grazie alla quale, ricordava Giovannino Bosco ai proprietari della cascina Moglia, “si seminano due grani e si raccolgono quattro spighe”.
Un’immagine, quella del seminare e del raccogliere, che spesso si è presentata nella Parola di Dio meditata e condivisa, attraverso la quale sentivamo il Signore stesso parlare non solo alla nostra attività a Taranto ma anche alla nostra vita e al nostro cammino di fede. Nella Parabola del seminatore (Mt 13,1-9) siamo tornati all’immagine di un Dio che semina anche laddove sembrerebbe totalmente insensato, e questo per condurci fuori dal paradigma del risultato immediato, liberi dalla ricerca della gratificazione istantanea, per entrare nella prospettiva - più esigente ma pacificante - della gratuità totale, nutrita dalla Sua paternità buona. Poi, mediante il profeta Osea, Dio ricordava a ciascuno che “il tuo frutto è opera mia” (Os 14,9): laddove, nelle attività di tutti i giorni o nella rilettura della nostra storia personale, scorgevamo segni di maturazione e di vita donata, quello è il Suo passare attraverso di noi, non un risultato personale da custodire vanitosamente.
Il confronto con Cristo vivo, che con la Sua presenza certamente ha animato la nostra fraternità e il nostro servizio, dona una motivazione sempre nuova ad uscire da sè stessi, dai propri comodi confini, dona coraggio per offrire sempre la nostra prossimità, tornati a casa e poi dovunque andremo.
Antonio Pio Sileo

