Formazione per Formatori

giovedì 5 marzo 2026
Formazione per Formatori

Gli/le incaricati/e e i/le responsabili degli Oratori SDB e FMA dell’Italia meridionale, lunedì 2 e martedì 3 marzo, hanno vissuto due mattinate di aggiornamento formativo, il cosiddetto “FxF”, svolte in modalità online e dedicate ai temi dell’accompagnamento personale degli adolescenti. Ad approfondire gli aspetti legati alle fragilità e all’orientamento educativo sono stati, nella prima mattinata, gli interventi delle docenti dell’Istituto Universitario Ispettoriale “Giorgio Pratesi”, la prof.ssa Rosa Fiore e la prof.ssa Francesca Napoletano. Nella seconda giornata è intervenuto invece il direttore dell’Opera salesiana di Novara, don Fabio Gheller.
Le sessioni di formazione hanno invitato i partecipanti a considerare la fragilità come una vera e propria “terra sacra”, interpretando i disagi degli adolescenti come un linguaggio da ascoltare e accogliere, più che da giudicare. In prospettiva salesiana, questo richiede un’arte della presenza educativa vitale, capace di essere – secondo un’immagine evocata durante l’incontro – come le cuciture che tengono insieme l’esistenza dei giovani, nello stile di Don Bosco. Il confronto ha condotto infine a un dibattito più ampio sul ridisegno del Movimento Giovanile Salesiano e sulle prospettive educative future.

Di seguito proponiamo una sintesi dei contributi offerti dai relatori.

 

Primo giorno: ACCOMPAGNARE GLI/LE ADOLESCENTI
a cura della prof.ssa Rosa Fiore e prof.ssa Francesca Napoletano

L'accompagnamento dei giovani oggi non può essere un processo automatico basato sulla semplice presenza fisica negli oratori; deve essere una scelta consapevole e profonda del responsabile, che decide di non fermarsi a una gestione "a volo d'uccello" della massa, ma di scendere in profondità con il singolo. Le neuroscienze offrono una chiave di lettura fondamentale per evitare il giudizio. Il cervello adolescente attraversa un processo chiamato "potatura sinaptica" (pruning): migliaia di connessioni neurali superflue vengono eliminate, mentre quelle più utilizzate vengono rinforzate. È un momento critico in cui le esperienze vissute determinano letteralmente l'architettura cerebrale futura.

  • L’acceleratore senza freni: La corteccia prefrontale completa la sua maturazione solo verso i 20-23 anni. Per questo gli adolescenti hanno un "acceleratore" emotivo potentissimo ma "freni" ancora in fase di montaggio.
  • La prevalenza dell'emozione: Poiché la riflessione è più lenta dell'emozione, i richiami puramente morali o razionali spesso falliscono se non passano attraverso il canale dell'autenticità. I ragazzi intercettano immediatamente l'incoerenza tra ciò che l'adulto dice e ciò che prova (emozione vs riflessione). Il 58% dei giovani italiani ritiene che gli adulti non li capiscano, lamentando una distanza generazionale e un dialogo percepito come giudicante.
  • La scomparsa delle figure di riferimento: Circa il 40-45% dei ragazzi non si rivolge più a genitori o insegnanti in caso di problemi, preferendo internet o l'intelligenza artificiale.
  • Il volto "arrabbiato" dell'adulto: Molti giovani percepiscono gli adulti come costantemente arrabbiati o preoccupati solo di "fare", diventando così figure da cui proteggersi o da evitare.

Per essere "porti sicuri", stabili, accoglienti, affidabili, gli educatori devono allenare cinque aree di competenza specifiche:

  • Consapevolezza di sé: identificare le proprie emozioni e i propri valori per non "agire" la rabbia o l'irritazione sui ragazzi.
  • Gestione di sé: regolare le proprie reazioni emotive per restare presenti e accoglienti anche nelle sfide.
  • Consapevolezza sociale: allenare l'empatia, intesa come capacità di stare nel dolore dell'altro senza la fretta di risolverlo.
  • Gestione delle relazioni: utilizzare l'ascolto attivo e i "messaggi-io" (dire "io mi sento così" invece di accusare).
  • Processo decisionale responsabile: valutare le scelte considerando il benessere comune e le conseguenze a lungo termine.

Un monito forte emerso riguarda il "diagnostificio": l'eccessiva tendenza a etichettare ogni comportamento con diagnosi cliniche (ansia, autismo, isolamento). L'educatore deve invece concentrarsi sulle potenzialità e non solo sui sintomi, poiché un ambiente educativo sano può far rifiorire ragazzi che sembravano chiusi in se stessi.

Tra le indicazioni emerse per l’azione educativa quotidiana, è stato ricordato come spesso sia più utile porre domande che offrire risposte immediate, favorendo così la riflessione personale del giovane. Fondamentale è anche l’arte dell’attesa: quando un ragazzo non si apre, l’educatore è chiamato a restare presente senza invadere, comunicando con discrezione la propria disponibilità. Un’attenzione particolare riguarda il mondo digitale dei ragazzi, da non demonizzare ma da conoscere con curiosità, trasformandolo in un possibile ponte di dialogo. Allo stesso modo, di fronte a temi delicati, è importante mantenere un ascolto rispettoso e non giudicante, capace di accogliere prima di tutto il vissuto emotivo della persona.

In un mondo di competitività sfrenata, l'Oratorio deve risuonare come una comunità (parola che Bauman definisce dal "suono dolcissimo"). Essere adulti significativi oggi significa mostrare la propria fallibilità e saper stare nel dolore, offrendo un modello di vita che non sia una performance perfetta, ma un percorso autentico di crescita comune. Solo così la fragilità cessa di essere un problema e diventa "terra sacra" da abitare con riverenza.

 

Secondo giorno: L'ACCOMPAGNAMENTO SALESIANO
a cura di don Fabio Gheller

L'accompagnamento, nel carisma salesiano, non è una semplice tecnica educativa, ma un vero e proprio pellegrinaggio spirituale che affonda le sue radici nell'etimologia latina "cum-panis": condividere lo stesso pane. Prima ancora di spezzare il pane, però, accompagnare significa farsi carico dell’altro, condividendo il peso della solitudine, della delusione e dell’amarezza, come Gesù fece con i discepoli di Emmaus. L'obiettivo ultimo è aiutare ogni giovane a rispondere alla chiamata di San Francesco di Sales: "Desiderate di essere bene ciò che siete", affinché ciascuno trovi la propria felicità realizzando il progetto di Dio.

Oggi i giovani vivono sfide inedite: spesso sono "orfani" di riferimenti solidi, fragili e impauriti, e conoscono poco la figura di Gesù. In questo contesto, l'educatore è chiamato a essere un "adulto significativo": una figura che sa stare nelle emozioni e nel dolore del ragazzo, ponendosi in modo propositivo senza essere invadente.
A differenza di altri stili educativi, quello salesiano non è mai un ascolto "neutro". Don Bosco coltivava una relazione amichevole ed empatica, entrando in simpatia con i dubbi e i timori dei suoi giovani e rendendo il colloquio uno spazio di "pace di paradiso". Questo stile richiede una maternità e paternità che siano responsabilità affettuosa e autorevole, capace di parlare al cuore in modo personalizzato.

Due potenti metafore descrivono la fatica e la bellezza di questo ministero:

  • Il Giardiniere: Don Bosco e don Rua paragonano l'educatore a un giardiniere che prepara il terreno, zappa, concima, semina e protegge la piantina dai venti e dalle buere. È un lavoro di pazienza e perseveranza, sapendo che non sempre l'innesto attecchisce, ma si continua a lavorare nella speranza.
  • Le Cuciture: l'accompagnamento è come le cuciture di un abito: di per sé non si vedono, ma sono fondamentali per tenere insieme i pezzi della stoffa. Il compito dell'educatore è evitare che i pezzi della vita del giovane (famiglia, studio, fede, oratorio) si disgreghino, agendo con umiltà come un semplice strumento dello Spirito.

Dalla nostra tradizione apprendiamo che l'accompagnamento deve essere chiaro, breve e pratico. Don Rinaldi dedicava pochi minuti ai colloqui, ma questi bastavano a chiarire la situazione della coscienza e a tradurre i desideri in un proposito pratico e sicuro. Egli esigeva poco alla volta, evitando confusioni e puntando alla rettitudine della coscienza attraverso il compimento del dovere quotidiano.

Perché l'accompagnamento sia efficace, occorrono tre condizioni fondamentali:

  • L'Ambiente: deve essere normale e naturale, nei nostri oratori, fare "due parole" con il don o la suora. L'accompagnamento nasce già nel cortile e nei colloqui informali per tutti (animatori, catechisti, famiglie).
  • La Disponibilità: il giovane deve percepire di essere la priorità. Ciò richiede all'educatore una disciplina personale nel rispondere ai messaggi (entro 24 ore) e nel dare appuntamenti rapidi, mostrando che il ragazzo è più importante di qualsiasi burocrazia.
  • La Trasparenza e Prudenza: i colloqui devono avvenire in luoghi visibili e "alla luce del sole", preferibilmente in uffici con vetrate trasparenti o camminando in cortile, a tutela sia del giovane che dell'educatore.

Quando si avvia un percorso di accompagnamento spirituale o vocazionale, è fondamentale stabilire un patto basato su:

  • Libertà Totale: Il giovane deve sentirsi libero di interrompere il cammino o cambiare guida in qualsiasi momento senza doversi giustificare.
  • Sincerità Assoluta: Non si possono tenere "cassetti chiusi"; l'educatore deve conoscere la realtà per poter aiutare davvero.
  • Preghiera e Costanza: L'educatore promette di pregare ogni giorno per il giovane. Al ragazzo si chiede costanza e una vita di preghiera che vada oltre le formule, puntando all'incontro vivo con Gesù e alla messa quotidiana.

Oggi il Movimento Giovanile Salesiano avverte la necessità di passare da una struttura prevalentemente formale a una reale corresponsabilità dei giovani. Il ridisegno in corso va in questa direzione: il Delegato locale è chiamato a essere non solo una figura “disponibile a girare”, ma un animatore di riferimento, tra i più maturi e riconosciuti nell’opera, capace di collaborare strettamente con l’incaricato e di rappresentare il cammino dei giovani anche nei tavoli diocesani e territoriali. Allo stesso tempo, l’organizzazione dei cammini e degli eventi – dalla Festa Giovani ai percorsi di formazione e comunicazione – si orienta verso tavoli permanenti composti da giovani adulti, coordinati direttamente da loro con il supporto di SDB e FMA. In questa prospettiva si punta anche a uno snellimento del livello regionale, superando le vecchie consulte per rafforzare il livello ispettoriale e locale, con una segreteria territoriale più agile e una maggiore autonomia economica attraverso una cassa unica.

 

In conclusione, accompagnare come educatori oggi significa saper attendere l'ora di Dio, con la dolcezza di chi non si scandalizza della fragilità e la sapienza di chi sa indicare la strada senza sostituirsi al cammino dell'altro. Come per don Cafasso, a volte bastano un sorriso o uno sguardo per far sentire un giovane risollevato e pronto a ricominciare.