Messaggio della PG per la Quaresima

martedì 13 febbraio 2018
Messaggio della PG per la Quaresima

Cari Giovani,

vi prego, dedicatevi in questo prezioso tempo quaresimale un angoletto interiore, nella vostra stanzetta più interna dove a nessuno è concesso di entrare se non al Signore, perché solo Lui non giudicherebbe il colore delle pareti, il mobilio, le vostre cose, i vostri sogni e desideri, le vostre cadutelle non volute ma ingenuamente cercate. Solo Lui non giudica la vostra stanzetta. State un po’ di più con Lui nella Sua e con la Sua Parola, con la preghiera silente o fatta di sguardi d’amore che nascono da un cuore consapevole che il debito con Lui è così grande che mai si potrà risarcire. In questa stanzetta personale il Signore faccia maturare come riflesso del Suo amore l'affetto per la persona con la quale si desidera costruire la vita, da innamorati a sposi nello Sposo. E più che preoccupàti di farlo, piangete e piangiamo di gioia e sorridiamo perché siamo amati dall’Amore che ci incoraggia a continuare verso il “giorno senza tramonto”: la Pasqua eterna in cui riposeremo per sempre nelle braccia del Signore.

Pregate anche per me. Vi ricordo ogni giorno.

don Mimmo Madonna, Delegato alla PG

 

Dal Messaggio del Papa sulla Quaresima 2018

Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?

Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.

Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.

Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me.

Papa Francesco

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