Il Digiuno (1) - Quaresima in rubriche

venerdì 3 marzo 2017
Il Digiuno (1) - Quaresima in rubriche

QUARESIMA IN RUBRICHE 

- il digiuno -

Venerdì 3 Marzo, 2017

 

Il digiuno è un tema ricorrente della nostra vita; c’è chi lo fa per disintossicarsi, chi per allenarsi ad avere più forza di volontà, chi per curarsi…e chi per pregare meglio.

Se le prime tre motivazioni sono comuni e hanno una certa logica, l’ultima ha sempre suscitato molti dubbi, soprattutto nei giovani.

Ma che segreto c’è dietro il digiuno, se anche Gesù lo ha fatto per quaranta giorni, se i santi lo hanno imitato alla grande, e se anche i fedeli delle altre religioni lo hanno sempre praticato?

Ma perché satana è così indebolito, quando digiuniamo?

Forse quando offriamo a Dio qualcosa che tocca il nostro corpo, si può dire che ci offriamo veramente. E’ più facile, infatti, dare dei soldi, del tempo o una buona parola.

Il digiuno, invece, tocca qualcosa di vitale. Il cibo è una questione di sopravvivenza, tocca le nostre abitudini più profonde, rivela le nostre dipendenze. Quando si digiuna a pane e acqua, ci sono dei “miraggi” che ci chiamano: caffè…sigarette…vino…cioccolato…gelati…che ci indicano le cose a cui siamo maggiormente attaccati. Solo con l’astinenza ci rendiamo conto fino a che punto siamo legati alle nostre piccole abitudini.

Il digiuno crea, in un certo senso, un vuoto, uno spazio (nella nostra anima, nel nostro corpo, nel nostro cuore) che Dio occuperà come mai aveva fatto prima.

 

Con il digiuno, via però ogni tentazione di spettacolarizzare e si faccia avanti la nostra segreta intimità con Dio!

E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,16-18).

 

Fonte: Blog di Maria Cristina Corvo