Il Bicentenario al Sud inizia con la Bellezza

venerdì 17 ottobre 2014
Il Bicentenario al Sud inizia con la Bellezza

 

Ore 18. Tutto è pronto. Un pianoforte a coda sul palcoscenico, una platea gremita ed una voce che fuori campo annuncia l’inizio dell’evento: l’inaugurazione del Bicentenario di don Bosco al Sud. E’ il 13 Ottobre e nel Teatro San Carlo di Napoli un fragoroso applauso rompe l’attesa mentre entra in scena la conduttrice del Tg1, Maria Soave, moderatrice della serata. Una manifestazione fortemente desiderata e progettata nei minimi dettagli che ha coinvolto tutta la famiglia salesiana dell’ispettoria meridionale, Albania, Kosovo e Zurigo. Un’occasione unica, questa, dopo che il Rettor Maggiore  ha dato il via, nell’Agosto scorso, all’ “anno santo salesiano”, per rinnovare il sogno di don Bosco attraverso la gioia, la festa e la spiritualità. La bellezza del nostro Sud, dei giovani e del carisma educativo salesiano sono stati il fil rouge dell'evento che ha visto intervenire sul tema “Come don Bosco educhiamo alla bellezza”, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il rettore dell'Università Pontificia Salesiana, don Carlo Nanni, ed il Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani, don Francesco Cereda.

 

 

Parole cariche di incoraggiamento, quelle dei tre ospiti, che hanno sottolineato l’attualità del modello educativo del santo torinese, testimoniata dalle storie di rinascita di Nando, Salvatore e Al Amin, narrate e proiettate attraverso delle video-interviste. «Dal fango può nascere un diamante», parafrasando una frase del giovane Nando, ed è proprio per questo che i salesiani continuano, giorno dopo giorno, nella loro missione: rendere belle le anime dei giovani, forti per il presente e pronte per il paradiso. Tutto ciò è stato, però, condito non solo dalle entusiasmanti performances della corale “San Carlini” e dei “Blue Gospel Singers” quanto soprattutto dagli straordinari canti del DBChoir, coro del Movimento Giovanile Salesiano, composto da 160 ragazzi e giovani provenienti da quasi tutte le case salesiane del meridione.

 

 

 

 

Questi hanno vissuto tre giorni intensi di workshop canoro guidati, sostenuti e preparati da Ivan Improta e Alfredo Franciosa, ma soprattutto motivati e incoraggiati da don Fabio Bellino, delegato ispettoriale della Pastorale Giovanile Salesiana del Sud. «Siamo venuti qui non soltanto per cantare a don Bosco quanto per riconoscerne la presenza in mezzo a noi» - questo è stato il messaggio educativo che don Fabio ha trasmesso con vera passione, facendo colpo sul gruppo che si è impegnato al massimo, riscuotendo meritati applausi. Il Padre dei giovani anche quel giorno ha così fatto miracoli: i volti contenti dei coristi e le  voci che all’unisono hanno gridato, a fine evento «Don Bosco si sente, è vivo, è qui presente». Un’esperienza che ha lasciato il segno, come dimostrano le parole dello stesso Ivan: «Vedere su uno dei palchi più antichi d’Europa 160 giovani gioire è stato indescrivibile e credo che, come artista, solo don Bosco poteva riservarmi questa occasione». Allo stesso modo, Alfredo sottolinea: «L’obiettivo è stato quello di dar vita a qualcosa che fosse degno della location ma soprattutto intriso del carisma salesiano e concentrato sul protagonismo dei ragazzi. […] Mi aspettavo tante emozioni, ma ciò che ho vissuto è andato oltre l’immaginabile».

 

 

 

Un lavorio canoro e musicale che ha reso i canti della tradizione salesiana coinvolgenti ed esplosivi grazie anche alla preziosa collaborazione con la band dell’associazione “Ultrasuoni” di San Giorgio a Cremano, guidata da Giorgio Sannino. In una sola serata, dunque, la storia del sogno di don Bosco è stata magistralmente narrata, in un crescendo di emozioni e concludendosi con l’accensione della candela del Bicentenario accompagnata dal classico pensiero della Buonanotte tenuto da don Cereda. Come ha detto don Pasquale Cristiani, Ispettore della famiglia salesiana del meridione, vivere il Bicentenario significa: «fare memoria delle radici del carisma e ripartire per diffondere e testimoniare sempre più quello stile semplice, povero ed autentico di amare i giovani». Certo è che quando le luci si sono spente e il sipario è calato, ha continuato ad aleggiare in quel tempio della musica antica, il battito di mani di giovani moderni, appassionati di don Bosco.

 

Antonella Caputo

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