INCONTRO NAZIONALE TIROCINANTI

mercoledì 12 maggio 2010
INCONTRO NAZIONALE TIROCINANTI

Una “prima assoluta”. Così potremmo definire la due giorni che si è svolta lo scorso fine settimana a Roma e che ha visto riuniti per la prima volta tutti i confratelli tirocinanti che svolgono il loro apostolato nelle case d’Italia. Dal 30 aprile al 2 maggio presso la comunità di post-noviziato San Tarcisio, immersi nel parco delle Catacombe di San Callisto, 58 giovani confratelli si sono ritrovati nel tentativo di condividere insieme il cammino che si sta vivendo.
    Il primo a prendere la parola, dopo un momento di accoglienza e presentazione in allegria, è stato Don Guido Errico, vicario IME e incaricato nazionale della formazione, che ha messo subito in luce le motivazioni che hanno spinto i vicari ispettoriali ad organizzare questo incontro: innanzitutto la fraternità tra i confratelli e, poi, la formazione attraverso la condivisione e lo scambio di esperienze; il tutto seguendo il tema dell’evangelizzazione, sulla scia della strenna del Rettor Maggiore che quest’anno ci invita proprio a portare il Vangelo ai giovani che incontriamo.
    Tre sono stati i momenti che hanno catalizzato la nostra attenzione per la maggior parte del tempo.
    Nella mattinata di sabato, sono stati con noi alcuni membri della comunità “Nuovi orizzonti” che, tra le sue molteplici attività, propone momenti di evangelizzazione di strada nelle città italiane per annunciare ai giovani il messaggio di Gesù. Don Davide Banzato, sacerdote della comunità, si è intrattenuto con noi cercando di mettere in luce le motivazioni che spingono all’evangelizzazione e le modalità che la comunità, in tanti anni di esperienza, ha consolidato. A questo proposito, Don Davide ha messo in evidenza come, nonostante l’esperienza accumulata, ogni iniziativa di evangelizzazione sia “una storia a sé” in cui il protagonista assoluto ed imprevedibile è anzitutto lo Spirito Santo. Subito dopo, quasi a dare volto a quanto detto dal sacerdote, un membro della comunità, Michele, ci ha regalato la sua personale esperienza di recupero grazie all’affetto ricevuto dagli operatori di “Nuovi orizzonti”. Come a confermare che l’annuncio dell’amore è possibile anche laddove noi uomini facciamo fatica a scorgere prospettive di futuro… Due interventi che, insieme ad alcune domande, ci hanno accompagnato per tutta la mattinata, provocandoci e donandoci spunti di riflessione che poi abbiamo cercato di calare nella nostra esperienza di vita salesiana e di contatto con i giovani dei nostri oratori.
    Nel pomeriggio, tre confratelli tirocinanti hanno messo in evidenza alcune sfumature che si possono cogliere nei diversi contesti della nostra opera educativa di evangelizzazione: il contesto missionario, quello del convitto e quello della scuola. Tre situazioni differenti in cui le modalità di approccio non possono e non devono essere uguali, ma in cui il sistema preventivo e lo stile salesiano risultano ancora assolutamente validi. In tutti e tre gli interventi è emersa la fatica di annunciare il Vangelo nel mondo e nella cultura di cui facciamo parte, ma allo stesso tempo la gioia nel cogliere anche i frutti di tali fatiche.
    Proprio il tema della cultura è stato lo sfondo su cui ci siamo mossi, accompagnati da Don Francesco Cereda, consigliere generale per la formazione, nella mattinata di domenica. Parlando del Progetto Europa, infatti, Don Cereda si è soffermato sulla necessità di creare una cultura realmente europea a partire dagli anni della formazione iniziale. Cercando di delineare le linee che emergono dai primi passi del progetto ha anche messo in evidenza come questo non miri in primo luogo a spostare confratelli da un Paese all’altro quanto piuttosto a una rivitalizzazione endogena del nostro carisma nel Vecchio Continente. Vale a dire che la prima opera di rinnovamento è quella che deve partire dall’interno delle nostre comunità europee con il contributo importante anche dei giovani confratelli.
    La due giorni ha anche incluso la visita alla Basilica del Sacro Cuore, da poco di nuovo visitabile nel suo splendore dopo l’opera di restauro, e la presentazione da parte del direttore-parroco Don Valerio Baresi del progetto che mirerebbe a fare dell’opera, nei prossimi anni e in collaborazione con i giovani universitari, un punto di riferimento per i giovani immigrati che frequentano la zona della stazione.
    Le celebrazioni liturgiche, i momenti di fraternità, le condivisioni informali hanno contribuito a rendere questo primo incontro dei tirocinanti un’occasione vera di condivisione tra confratelli nella semplicità e allegria tipiche dello stile di Don Bosco.