La comunicazione e l’inculturazione della fede nel nord-est dell’India

lunedì 23 maggio 2011
La comunicazione e l’inculturazione della fede nel nord-est dell’India

In occasione del suo viaggio in Italia, prima a Roma per la visita “ad Limina Apostolorum”, e poi in Veneto per omaggiare la terra di don Costantino Vendrame, mons. Dominic Jala, salesiano, arcivescovo di Shillong, ha rilasciato alcune riflessioni sulla comunicazione sociale e l’inculturazione del Vangelo.

Le sfide dell’evangelizzazione della società moderna possono essere affrontate con i mezzi che la stessa società globalizzata offre. È questa una delle convinzioni che mons. Jala ha espresso in un lungo articolo rilasciato all’agenzia asiatica UcaNews. “Gesù ha usato parole e segni per parlare alle persone. Gli apostoli e le generazioni successive hanno utilizzando i migliori mezzi a loro disposizione per evangelizzare. Perché non usare il meglio del mutevolissimo mondo della comunicazione per la causa di Gesù?”

A Shillong, sede dell’arcidiocesi di mons. Jala, la fiducia nei media e nelle loro potenzialità per il diffondere il messaggio del Vangelo è molto radicata ed ha portato anche ad una positiva collaborazione tra la Chiesa e i laici impegnati. Attraverso questa sinergia sono state realizzati video e documentari importanti su temi socialmente rilevanti. Un prodotto d’eccellenza è stato il documentario sulla “Roma di S. Pietro e S. Paolo”, realizzato nel 2009per il 75° anniversario dell’arcidiocesi di Shillong, che è stato trasmesso da varie televisioni ed apprezzato anche dalle comunità protestanti.
 
Un altro fronte al quale il vescovo salesiano attribuisce grande importanza è l’inculturazione del Vangelo nel contesto locale, in particolare attraverso il contributo delle arti. Per questo dal 2009 la diocesi ha iniziato a contattare gli artisti cattolici, ottenendo la collaborazione di una cinquantina di persone, e ha organizzato anche due mostre di opere su temi biblici e religiosi.

“Anche la musica è molto importante! – scrive mons. Jala nell’articolo – Chiunque partecipi alle nostre celebrazioni avrà notato che la qualità della musica da Chiesa ha preso una nuova piega, più liturgica e più inculturata”. L’uso di strumenti e melodie per la musica sacra che s’ispirano alla musica tradizionale “khasi” stanno diventando via via più comuni nell’arcidiocesi ed è già stato stampato un libro di preghiere ed inni in lingua khasi, intitolato “Ka Lynti Bneng” (La via celeste).

In linea con la naturale tradizione missionaria della Chiesa in India, molti religiosi sono impegnati a promuovere e integrare le tradizioni musicali delle tribù locali nei repertori musicali cristiani ed è stato anche avviato un processo di raccolta e codifica del folklore tribale e della loro resa musicale. “Ciò comporterà un importante passo in avanti per ispirare una migliore interpretazione del nostro patrimonio culturale e per legarlo alla nostra fede cristiana” ha concluso mons. Jala.

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